17/12/2014

E Concato è “Tutto qua”

Fabio Concato

Undici anni di silenzio sono un tempo lunghissimo, rischioso e coraggioso per un cantautore. Si può rischiare di cadere nell’oblio in un’epoca così frenetica in cui se non piazzi un singolo in classifica ogni 3 mesi fai fatica a rimanere a galla.

Ma quando alla porta a ribussare è il talento, allora la prima domanda retorica è “Dove eravamo rimasti”?

Il tempo sembra esser volato in fretta dall’ultimo album “Ballando con Chet Baker” del 2001. Qualche baffo più ingrigito per il nostro Fabio Concato, uno dei più raffinati e delicati cantautori italiani.

“Tutto qua”. Un titolo semplice che racchiude il nulla e tutto in egual misura. Così si intitola il nuovo album. Undici anni in cui il cantautore ha detto addio all’Universal e si è dedicato alla famiglia a parte qualche concerto su e giù per l’Italia col pianista jazz Stefano Bollani. Affidando le sue creazioni alla Halidon (etichetta e distributore) il nuovo Concato è quello di sempre. Canzoni  raffinate, delicate, alla sua maniera.

Il disco fugge veloce  brano dopo brano. Si nota subito un’attenzione estrema per la produzione e per la scelta degli arrangiamenti. Strizzando l’occhio al pop e all’immancabile jazz, la voce immutabile di Concato svetta in un tappeto musicale in cui gli strumenti cordofoni ad arco (violino, viola e violoncelli) sono i protagonisti principali. Un leggero accompagnamento di batteria e chitarra classica.

Malinconia, dolcezza, l’amore  e a sua ricerca si miscelano ad un’aggressività appena accennata.

“ E se non posso amare, così tanto farmi amare io.. a cosa servirei? “

Un disco notturno, da ascoltare insieme a noi stessi quando la luna  e la città, stanche di una ennesima giornata, si appisolano. Ed è questa la dimensione per quei poeti ispirati, musicisti insonni e uomini sognatori comuni.

Undici anni passati e undici brani a caratterizzare questa nuova fatica.

Il primo singolo è “Tutto qua”, ma spiccano nell’album i brani “L’altro di me”, “Un trenino nel petto”, “Non smetto di aspettarti”.

“Non smetto di aspettarti” esordisce come un’ Ave Maria. Una ballata senza tempo che conquista l’ascoltatore.

Il disco si presta benissimo ad un eventuale tour teatrale.

Quante possibilità avrà questo disco di raggiungere le vette della hit-parade? Zero.

Perché una certa musica di gran classe e raffinatezza è davvero per pochi. E forse sarebbe un insulto per l’autore stesso ritrovarsi a condividere il podio con Madonna o l’ultimo Vasco Rossi.

Noi glielo auguriamo, ma siamo già contenti così.


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