20/04/2014

Oscar 2012, trionfa il cinema europeo

Jean Dujardin, miglior attore protagonista

L’edizione 2012 della notte degli Oscar in quanto tale è stata un evento un po’ fiacchetto rispetto agli show cui eravamo stati abituati negli anni scorsi. Billy Crystal però, nonostante si sia presentato un po’ imbolsito è stato come sempre brillante e spiritoso, anzi si può dire che sia stato proprio lui a tener su l’attenzione per una cerimonia che altrimenti si sarebbe rivelata mortalmente lunga. Senza altro aggiungere sulla manifestazione in sé andiamo di seguito ad elencare ed analizzare l’attribuzione dei singoli premi.

Migliori effetti speciali visivi

Bisogna dire che “Hugo Cabret” ha davvero meritato questa statuetta, la delicatezza e la tecnica con cui sono state realizzate le riprese sono più che degne della più alta onorificenza, benché “Harry Potter” sarebbe stato altrettanto degno del premio, anche se bisogna ammettere che è davvero difficile trovare un film non all0altezza, tra i candidati di quest’anno.

Miglior missaggio sonoro

Ancora una volta è “Hugo Cabret” che si aggiudica il premio, stavolta a mio giudizio tallonato solo da “War horse” e con poco distacco. Ad essere maligni si potrebbe pensare che sia stato dato un premio in più al film di Scorsese come contentino per superare lo smacco sulle categorie più prestigiose.

Miglior sonoro

Come sopra. Certo, anche qui il film di Scorsese è più che degno del premio, ma titoli come “Transformer 3” o “War horse”, o ancora “Drive”, non hanno nulla da invidiargli.

Miglior cortometraggio

“The shore” si aggiudica il titolo, mandando la statuina nella verde Irlanda che è anche la madrepatria del talentuoso Terry George, regista del corto, che al momento sta lavorando sulla sceneggiatura di “Inside man 2”.

Miglior cortometraggio d’animazione

Non vince l’inventiva, bensì la qualità grafica qui, con “The fantastic flying books of Mr. Morris Lessmore” e ci riesce snobbando persino la produzione “La luna” della Pixar, creato dall’italianissimo Enrico Casarosa” che probabilmente sarà presentato assieme all’attesissimo film d’animazione “the Brave”.

Miglior canzone

Anche da qui la Pixar ne esce con le ossa rotte: a “real in Rio” del coloratissimo “Rio” appunto, è stata preferita “Man or Muppet” da “I Muppet”.

Miglior documentario

Vincitore della statuina “Undefeated” oltre al premio si porta a casa una vagonata di malignità: è davvero così sorprendente, in effetti, che negli Stati Uniti vinca un documentario sul football?

Miglior corto documentario

Commovente e d’effetto invece l’Oscar per “Saving face”, corto che porta in primo piano il tema delle donne sfregiate dai mariti, pratica ahimè anche troppo comune nel Vicino Oriente, anche se c’è chi mormora sulla decisione troppo politica riguardo all’assegnazione di questo premio.

Miglior colonna sonora originale

Questo è solo il primo dei cinque premi che “The artist” porta a casa (grazie a Ludovic Bource), soffiandolo a nomi del calibro di John Williams (con ben due nomination, per “War Horse” e “Le avventure di Tintin: il segreto dell’Unicorno”) Howard Shore, e Alberto Iglesias.

Miglior sceneggiatura originale

Oscar meritatissimo per Woody Allen e il suo “Midnight in Paris” che si permette di battere persino il blasonatissimo “The artist”. Stona solo la mancata presenza del regista alla cerimonia; chi abbia snobbato chi è argomento che non ci riguarda, anche se personalmente diverte chi scrive.

Meryl Streep, miglior attrice protagonista

Miglior sceneggiatura non originale

Due caduti eccellenti per questo titolo: “La talpa” e “L’arte di vincere” infatti si vedono superare da “Paradiso amaro” con George Clooney che partecipava anche come sceneggiatore per “Le idi di Marzo”. Peccato per gli altri due titoli, decisamente validi e dalla storia solida.

Miglior trucco

Vince “The iron lady” questo premio “tecnico”. Il lavoro su Meryl Streep è stato in effetti impressionante, ma bisogna sottolineare che in “Harry Potter e i doni della Morte parte II” è stato fatto un lavoro che non è secondo a nessuno e su scala enorme.

Miglior film straniero

Continuano anche qui le malignità sulle decisioni politiche riguardo al premio, assegnato a “Una separazione”, film iraniano di Asghar Farhadi, a discapito del canadese “Monsieur Lazhar” e del tedesco “In darkness”.

Miglior montaggio

È a David Fincher e al suo “Millennium-uomini che odiano le donne” che va la statuina per il montaggio, anche se “Hugo Cabret”, “The  artist” e soprattutto “L’arte di vincere” sarebbero stati più che degni del premio; più che altro fa piacere vedere che la razzia di titoli fatta dai film di Scorsese e Hazanavicius non sia stata poi così totale.

Migliori costumi

“The artist” si aggiudica il premio, ma a giudizio di chi scrive “Jane Eyre” o “Hugo Cabret” si sarebbero potuti rivelare una scelta migliore.

Migliore fotografia

“Hugo Cabret” porta a casa l’ennesimo premio tecnico, strappando a “War horse” forse l’unico titolo che avrebbe meritato appieno.

Migliore scenografia

Anche questo portato a casa da “Hugo Cabret” ed è senza dubbio il più meritato di tutti e con enorme distacco sugli altri pur validi candidati. Ciò che si vede nel film di Scorsese però è incomparabile.

Miglior film d’animazione

La Pixar si rifà prendendosi la statuina più importante del genere che va a “Rango”, il quale spopola su “Kung fu panda 2”, “Il gatto con gli stivali 3d”, “A cat in Paris” e “Chico e Rita”. Anche qui, come nei corti d’animazione, è il dettaglio tecnico e la finezza del dettaglio a farla da padrone e per carità, “Rango” è quasi miracoloso da questo punto di vista, ma i titoli Dreamworks a parere di chi scrive, avevano qualcosa in più a livello di storia e sceneggiatura.

The Artist, miglior film

Miglior attore non protagonista

E  si comincia con le statuine “pesanti”. Davvero difficile la scelta per questo titolo che alla fine è andato con merito (e qualche sospetto su un titolo alla carriera) a Christopher Plummer in “Beginners”, spuntandola su mostri sacri come Max Von Sidow e Kenneth Branagh, navigati professionisti come Nick Nolte e giovani promettenti come Jonah Hill.

Miglior attrice non protagonista

Octavia Spencer in “The help” vince su tutte, fugando i sospetti di un titolo politico (unica candidata nera) con l’eccellenza della sua prestazione. Commovente il ringraziamento a Spielberg autore, a suo dire, di tutto ciò che lei è oggi.

Miglior attore protagonista

Il caduto eccellente per questo titolo è senza dubbio Gary Oldman che ne “La talpa” è stato grandioso, nella più critica delle ipotesi. Jean Dujardin per “The artist” vince e gongola per il titolo strappato agli americani, dimostrando che si può vincere l’oscar come miglior attore senza dire una parola.

Miglior attrice protagonista

L’unica concorrente che avrebbe potuto, in qualche modo, strappare a Meryl Streep la meritatissima statuina, sarebbe stata Glenn Close, ma non c’è stato nulla da fare e per convincersene basta guardare la metamorfosi che la Streep esegue nel film per mostrare l’arco della carriera politica della Lady di ferro. Impressionante.

Miglior regia

Tutti i candidati per questo titolo avrebbero meritato la vittoria, è d’obbligo ricordarli: Scorsese per “Hugo Cabret”, Terrence Malick per “Tree of life”, Alexander Payne con “Paradiso amaro”, e Woody Allen per “Midnight in Paris”, ma Hazanavicius con “The Artist” ha portato in Francia la statuina, con buona pace di americani e filoamericani, che avranno l’edizione dell’anno prossimo per rifarsi.

Miglior film

E siamo arrivati al più importante. Molti i candidati alla statuina delle statuine e non tutti, benché di pregio, degni di esserci: per titoli come “War horse”, “The help” e “L’arte di vincere” la candidatura è già riconoscimento sufficiente. “The artist” vince e anche questa statuina va in Francia. È giusto? Forse un film romantico e dolce come “Hugo Cabret” avrebbe meritato maggior fortuna, come i toccatissimi “Tree of life” e “Molto forte, incredibilmente vicino”? Nessuna risposta sarebbe giusta, tranne una: vederli, e decidere da sé chi ha vinto.


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