Se per molti le elezioni di Barcellona potevano rappresentare l’inizio della fina di Nania & C., con un occhio alle amministrative del capoluogo per il PD, principale partito di opposizione a livello provinciale, si stanno trasformando in un pasticcio emblematico delle divisioni interne, che emergono in quasi tutti i comuni.
Qualcuno tra le file democratiche sta cominciando a parlare di spappolamento. Quasi a voler indicare qualcosa che va oltre la normale dialettica interna, ma che dà il senso di una patologica frammentazione, di cui il quadro politico della città del Longano offre una chiara esemplificazione, di facile proiezione sui centri più grossi.
Di fronte ad una sinistra debole e marginale, il PD cerca interlocuzione al centro. I rapporti fra D’Alia e Genovese sono, però, così burrascosi che la mediazione diventa complicatissima, lasciando prevale gli aspetti caratteriali dei due leader. Cosi l’irruente Giampiero rompe gli indugi e presenta il proprio candidato. Il più pacato Francantonio cerca di rimediare, non vuole dare l’impressione di inseguire l’amico-rivale, lancia segnali di distensione e pare accontentarsi di un ruolo più defilato per il suo partito di fronte alla possibilità di sconfiggere Nania nella sua Barcellona.
Intanto pezzi significativi del PD, i deputati Laccoto e Picciolo, con la testa di ponte del consigliere comunale di Messina Nicola Barbalace, segretario di uno dei quattro circoli democratici di Barcellona, chiudono un accordo con un transfuga della destra locale, approdato all’MPA, l’ex assessore comunale Santi Calderone, mentre gli altri circoli del PD locale restano al palo.
La flebile linea di comunicazione con il resto del centrosinistra attivata negli ultimi anni dal consigliere comunale Mario Presti e da Francesco Russo rischia di interrompersi. SEL, IDV, PSI e Città Aperta hanno già fissato per il 26 Febbraio la data delle primarie e non intendono recedere, nonostante le richieste di alcuni esponenti democratici che lavorerebbero per la ricomposizione del quadro politico.
Sebbene Genovese lavori per una grande coalizione in funzione anti-Nania, il PD rischia di spezzarsi in tre. Difficile per Picciolo e Laccoto fare passi indietro dopo essere stati in prima fila alla presentazione del candidato dell’MPA. Complicato per gli esponenti democratici, ex diessini e attivi nell’associazionismo, motivare al proprio elettorato una spaccatura elettorale del fronte della società civile e dell’antimafia. Ancor più complesso per Genovese recedere dal convincimento che l’alleanza con l’UDC può segnare un colpo letale al gruppo Nania-Buzzanca.
In realtà il quadro è molto simile a quello delle scorse amministrative, quando DS e Margherita marciarono separati. Gli esponenti della quercia con il PSI, candidando a sindaco il locale segretario Giuseppe Saja, mentre quelli della Margherita proprio con l’UDC e con lo stesso candidato di oggi, Carmelo Torre
Difficile prevedere come possa evitarsi lo spappolamento del PD, che dalla sua fondazione non è mai riuscito a portare a sintesi le diverse aree politiche che lo hanno costituito. Il segretario provinciale Nino Bartolotta, che sta brillando per l’assenza (richiesta o voluta?) dalla scena politica proprio in relazione alle vicende di Barcellona, ha convocato la Direzione Provinciale del Partito per il 24 febbraio. Ma potrebbe essere già troppo tardi.

