L’amore è sempre responsabile. E se anche non è amore, anzi a maggior ragione, qualunque rapporto sessuale deve essere sicuro. L’8 febbraio scorso è iniziata la campagna nazionale “Test’iAMOci” rivolta soprattutto ai giovani e anche Messina sta facendo la sua parte. Non le istituzioni ovviamente, ma associazioni come l’Arcigay, l’Osservatorio Lucia Natoli, il Cesv e l’Arci ed il Policlinico e l’Ospedale Papardo-Piemonte.
“Il problema più grave è rappresentato dall’assoluta ignoranza dei giovani rispetto a questo problema –spiega il professor Giovanni Pellicanò del Policlinico. E non mi riferisco solo all’Aids, ma a tutte le malattie a trasmissione sessuale. È importante scoprire per tempo la sieropositività, perché in questa fase le cure sono molto meno costose rispetto a quando si arriva all’Aids conclamato. Inoltre, mentre all’inizio della diffusione della malattie le categorie più colpite erano i drogati ed i gay, ridotti i contagi grazie alle precauzioni adottate, registriamo che da alcuni anni l’80 per cento delle nuove infezioni è stata trasmessa attraverso rapporti sessuali non protetti, mentre ben il 30 per cento sono donne infettate da un partner che non prende precauzioni. Certo, l’alto costo dei profilattici non ci aiuta nel lavoro di prevenzione, ma quello che deve essere chiaro è che l’uso dei preservativi è l’unica arma a disposizione per prevenire il contagio”.
Consapevole di questo, l’Arcigay di Messina, uno dei soggetti più attivi nella diffusione delle informazioni rispetto alla prevenzione ed ai comportamenti sessualmente responsabili ha fatto della distribuzione gratuita di profilattici uno dei propri cavalli di battaglia. “Quando abbiamo iniziato due anni fa –racconta il presidente dell’Arcigay di Messina Rosario Duca- i ragazzi si avvicinavano ai nostri banchetti cercando di non far capire che venivano a prendere i preservativi che distribuivamo gratuitamente. Abbiamo lavorato bene e solo l’anno scorso ne abbiamo consegnati 30 mila, insieme ovviamente al materiale informativo che spiega con chiarezza quali sono i rischi di una sessualità non protetta. In tutto questo, un ruolo importante lo devono giocare i medici di base, che devono incoraggiare i loro assistiti a fare il test, fornendo tutte le informazioni necessarie”.
Ma la vera difficoltà è quella di un’informazione a tappeto nelle scuole superiori. “Ci sono presidi che non ci danno il permesso -dichiara Saro Visicaro, dell’Osservatorio Lucia Natoli. Comune, Provincia e Provveditorato non fanno nulla per aiutarci e il risultato è che ci sono stati dei genitori che si sono lamentati per le nostre campagne informative, preferendo negare la sessualità dei loro figli esponendoli a gravi rischi piuttosto che accettare la realtà”.
Oggi Arcigay e Coin allestiranno per tutto il giorno un punto informativo, ma per tutto il mese le iniziative si susseguiranno. Intanto fino all’8 marzo sarà possibile effettuare gratuitamente il test delle due strutture ospedaliere senza dover chiedere l’impegnativa al medico di famiglia.

