Le conseguenze dell’elezioni barcellonesi segneranno l’evoluzione del quadro politico nell’intera provincia. È il secondo comune dopo il capoluogo, è la città di Nania e Buzzanca intorno ai quali è ruotata la politica messinese negli ultimi quindici anni. È la città di Beppe Alfano, delle recenti inchieste su mafia e affari, ma anche uno dei centri più colpiti dalla recente alluvione.
Le elezioni a Barcellona hanno una valenza più che simbolica. Questo spiega il fermento che sta attraversando le forze politiche nelle ultime settimane. C’è chi profetizza la caduta del feudo della destra messinese come primo tassello di un effetto domino che potrebbe determinare il cambio di maggioranza anche nel capoluogo e alla Provincia, qualora esistesse ancora.
In realtà il fronte anti-PDL è meno compatto di quanto voglia dimostrare, attraversato da pulsioni diverse con ricadute evidenti sulle scelte politiche. C’è chi vorrebbe alleanze larghe, imbarcando ex amici di Nania e Buzzanca per avere la sicurezza del risultato. C’è chi vorrebbe un’alternativa netta che tagli con il recente passato. E poi ci sono le incompatibilità dovute alle recenti scissioni, soprattutto in casa Futuro e Libertà.
C’è infine chi in vista delle prossime scadenze per regionali e nazionali ambisce a rafforzare la propria presenza sui territori, anche a discapito di una vittoria del proprio schieramento. Difficile comporre il quadro. Nei corridoi della politica messinese un dato appare condiviso. Se il fronte anti Buzzanca non riuscirà a trovare un equilibrio su Barcellona entro le prossime settimane, difficilmente lo troverà tra dodici mesi a Messina.
Di fronte alla maggioranza uscente che ha già individuato il proprio candidato nell’assessore provinciale allo sport Rosario Catalfamo, le opposizioni non riescono ad avviare un percorso unitario. Anzi, le fughe in avanti di alcune sue componenti rischiano di creare le premesse per dare forza al PDL e ai suoi alleati.
L’UDC ha già schierato il proprio candidato, Carmelo Torre, anch’egli assessore provinciale. La sinistra barcellonese (SEL, IDV, PSI, FDS) marcia spedita verso le primarie con le associazioni della società civile e non ha nessuna intenzione di attendere il PD.
I democratici, divisi in più circoli, hanno fino ad ora subito le incursioni del gruppo Picciolo-Laccoto che ha chiuso tramite Barbalace, consigliere comunale di Messina in missione nella città del Longano, un accordo con il candidato dell’MPA, Santi Calderone, ex aennino.
Le proteste di alcuni esponenti del PD barcellonese hanno costretto il leader regionale Francantonio Genovese a prendere in mano la vicenda per evitare di vedere il proprio partito dilaniato. L’ex sindaco di Messina ha avviato contatti con FLI e UDC per ricondurre ad unità le forze che a Palermo hanno condiviso l’esperienza Lombardo.
Più difficili i rapporti con le forze del centrosinistra, anche se l’esito della vicenda palermitana può rappresentare una ipotesi di lavoro. Si lavora per un candidato autorevole capace di riaggregare il fronte anti-PDL. Si fa il nome di Francesco. Russo, presidente dell’Ordine degli Avvocati barcellonesi. Qualcuno dice che sia troppo tardi. Altri sostengono che vista la portata della partiti vanno esperiti tutti i possibili tentativi. Nania intanto gongola.

