“Come Dio volle finalmente, dopo un digiuno di ventiquattro ore, don Gesualdo poté mettersi a tavola, seduto di faccia all’uscio, in maniche di camicia, le maniche rimboccate al di sopra dei gomiti, coi piedi indolenziti nelle vecchie ciabatte ch’erano anch’esse una grazia di Dio. La ragazza gli aveva apparecchiata una minestra di fave novelle, con una cipolla in mezzo, quattr’ova fresche, e due pomidori ch’era andata a cogliere tastoni dietro la casa. Le ova friggevano nel tegame, il fiasco pieno davanti; dall’uscio entrava un venticello fresco ch’era un piacere, insieme al trillare dei grilli, e all’odore dei govoni nell’aia: il suo raccolto là, sotto gli occhi, la mula che abboccava anch’essa avidamente nella bica dell’orzo, povera bestia, un manipolo ogni strappata!”. Mastro Don Gesualdo di Giovanni Verga
MACCO (Zuppa di fave)Per 4 persone
600 gr di fave secche
2 cipolle
Olio d’oliva – sale
Finocchietto selvatico
Peperoncino
Mettere le fave a bagno in acqua fredda per tutta la notte La mattina dopo scolatele e sciacquatele sotto l’acqua corrente. Tritate la cipolla e fatela imbiondire con 2 cucchiai di olio d’oliva. Quando la cipolla si sarà intenerita, aggiungete le fave sgocciolate e il finocchietto selvatico sminuzzato copriteli con acqua poco salata e lasciate cuocere finché non si disfaranno. Schiacciate le fave con una forchetta e servite la zuppa con un filo d’olio d’oliva crudo e del peperoncino fresco.

Inutile dire che mi viene l’acquolina in bocca al solo ricordo del profumo , vorrei ricordare che qualora si decidesse di condirvi la pasta – che rigorosamente sarà composta da maltagliati , mafalda , spaccatelle , etcc – si potrà decidere , dopo averla fatta raffreddare (ben quagliata) di tagliarla a tocchetti e farla friggere in olio d’oliva abbondante……ed eccovi ‘u maccu frittu !