Cambiano gli scenari nazionali e regionali e il laboratorio Palermo si avvia verso nuovi esperimenti. Si torna insistentemente a fare il nome di Roberto Lagalla, rettore dell’ateneo palermitano. Negli scorsi mesi l’ipotesi che quest’ultimo potesse guidare nella corsa per Palazzo delle Aquile il centrodestra era stata fatta da esponenti del PDL, ma subito smentita dai vertici e dallo stesso accademico.
Ma la rottura dell’UDC con Lombardo a livello regionale, dopo che lo stesso partito si era reso disponibile a sostenere un’eventuale esperienza civica guidata da Rita Borsellino, sta cambiando velocemente le dinamiche del confronto politico. “Di fronte gli enormi problemi di Palermo, serve una personalità -ha spiegato il leader regionale dell’UDC Gianpiero D’Alia- che aggreghi il maggior numero di forze politiche. Dal nome discenderà la discussione sulla formula politica”. Dall’identikit di D’Alia, sembra proprio che il rettore Lagalla possa rappresentare la figura giusta per il raggiungimento degli obiettivi a cui sta lavorando da tempo il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano con un occhio rivolto alla sua regione per ricucire l’alleanza con l’UDC.
Dall’UDC però si smentisce. Preoccupati invece i finiani di Sicilia che, tagliati i ponti con il PDL, vedono nel Terzo Polo la sola prospettiva politica. “L’’unità del Terzo Polo a Palermo è un valore fondamentale per dare alla città un governo in grado di affrontare e risolvere le tante emergenze che verranno ereditate dall’attuale amministrazione comunale- spiega il coordinatore provinciale di Fli, Alessandro Aricò. I tentativi di altre forze politiche di rompere questa unità andranno a vuoto, in quanto saldi sono i rapporti per costruire una vera alternativa”.
E il presidente Raffaele Lombardo, altro soggetto dell’aggregazione terzopolista, è anch’egli netto e chiaro. “Ritrovarsi a questo punto con il Pdl, andare ad allearsi con i fautori della restaurazione di un sistema che avrebbe portato la Sicilia al tracollo, significherebbe smentire l’impegno e il lavoro fatto, piaccia o non piaccia, e ripristinerebbe un modo di essere e di pensare e di atteggiarsi che sicuramente non è stato favorevole allo sviluppo della Sicilia”.
E di nomi riconducibili al Terzo polo ce ne sono sul tappeto almeno due: l’assessore all’Economia Gaetano Armao e il suo collega di giunta Massimo Russo, che di recente ha dichiarato che Palermo andrebbe amministrata con gli stessi metodi usati per la riforma della sanità siciliana. Quasi un’auto candidatura.
In cerca di interlocuzione anche il Grande Sud dell’onorevole Gianfranco Miccichè. L’ex sottosegretario del governo Berlusconi negli scorsi giorni ha parlato di “un’alleanza nuova, la casa dei moderati” ed ha incontrato Fini e Casini. Per motivi personali ha poi dichiarato. Miccichè ha però messo in guardia l’amico-nemico Lombardo dallo slegarsi dall’anomalo legame con il PD, per favorire la nascita di nuove ipotesi di governo per la città.
Di fronte al centrodestra che si organizza il PD, definitivamente slegato dall’IDV (che ha rotto anche a Trapani rivelando una strategia più ampia) del candidato a sindaco Leoluca Orlando, ha perso tutto il vantaggio che aveva sugli avversari e ad oggi non sa neanche se e quando svolgerà le tanto agognate primarie.
Intanto arriva la lettera-appello sottoscritta da Addiopizzo, Libero Futuro e il Comitato Professionisti Liberi inviata al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Interno per invitarli a fornire il loro appoggio in questa battaglia sulla qualità del consenso in vista delle prossime elezioni amministrative a Palermo. A partire dalla citazione di Don Pugliesi “il voto di scambio uccide le coscienze”, gli esponenti della società civile lanciano tre proposte: non candidare chi è in attesa di giudizio, lo scrutinio centralizzato e primarie per tutti gli schieramenti. Vedremo.

