28/05/2012

PD e PDL, la strana coppia

Può un emendamento qualificante determinare un cambio di linea politica? È questa una della domande che restano sul tappeto dopo la strana conclusione dell’iter d’aula della delle osservazioni dell’amministrazione comunale al Piano Paesaggistico.

In consiglio comunale si è creato un inatteso asse PDL-PD che alla fine ha determinato l’approvazione delle Osservazioni al Piano redatto dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali su mandato della Regione Siciliana. Le prescrizioni previste dallo strumento di programmazione territoriale, rischiavano infatti di minare alcuni progetti-simbolo della Giunta Buzzanca: Piano Piau, Mortelle-Tono, Messina 2020. 

L’UDC è rimasta al palo difendendo, con il battagliero consigliere Melazzo, il piano dalle osservazioni dell’amministrazione in una prospettiva di difesa del territorio comunale specie dalle speculazioni edilizie  nelle zone a rischio idrogeologico. Tutti gli emendamenti targati UDC, che tendevano a cassare le osservazioni per lasciare inalterato il Piano Paesaggistico sono stati bocciati.

 Stessa sorte è toccata a quelli presentati dal PD. Tranne uno: quello che chiedeva di dare valenza di archeologia industriale alle aree dell’ex Sanderson di Pistunina. Già in fase di presentazione delle proposte di modifica alle osservazioni gli esponenti democratici, guidati da Felice Calabrò, avevano fatto comprendere quanto ritenessero qualificante l’emendamento sull’area industriale dismessa della zona sud. L’emendamento passa, ma con i voti del PDL. 

E sin qui nulla di nuovo rispetto all’andamento politico a cui siamo abituati. In riva allo Stretto è guerra di posizione costante tra il partito di Berlusconi e quello di Casini. Il partito di Bersani sta in mezzo, provando a ricavarne il massimo possibile. 

A stupire, però, è stato il voto finale dei consiglieri del PD presenti in aula. Con il loro voto favorevole, gli esponenti democratici hanno consentito al provvedimento di essere approvato salvando l’amministrazione dall’ennesima sconfitta in aula. Il capogruppo dell’UDC Bruno Cilento, ha attaccato gli esponenti democratici, che a loro volta nelle scorse settimane avevano stigmatizzato il comportamento d’aula dei centristi (che sul bilancio si sono spaccati). 

“È il PD la stampella dell’amministrazione” ha detto in soldoni Cilento, lasciando intendere che se parte dell’UDC non avesse votato il bilancio sarebbero arrivati i voti del centrosinistra a sostegno della Giunta. Tesi ardita, certo: ma la scelta d’aula del PD è piuttosto complicata da incastonare in un percorso politico che ha visto il partito di Bersani caratterizzarsi per una decisa opposizione d’aula all’amministrazione Buzzanca. 

La logica dello scambio –ti votiamo l’emendamento, mi voti il provvedimento- non spiega fino in fondo l’anomalo comportamento dei democratici, trattandosi poi di un provvedimento di programmazione, senza impegno di spesa e senza ricadute immediate. Forse, invece, il segnale è proprio per gli uomini di D’Alia. Nei mesi scorsi PD e UDC si sono annusati, osservati. Qualcuno parlava di accordo già chiuso tra Gianpiero e Francantonio. Ma i centristi hanno poi lanciato segnali contrastanti. Non sono usciti dalle giunte comunali e provinciali con il PDL e, nei fatti, frenano il superamento del governo tecnico alla Regione verso una soluzione politica. 

Il PD rischia di essere logorato, specie a livello locale, da una posizione di attesa e di subalternità alle scelte dell’UDC. E come spesso accade, per fare comprendere che non si ha intenzione di andare a traino, quando meno te lo aspetti provi a dare un segnale di discontinuità forte. Tutte da verificare, però, le ricadute. La scelta del gruppo consiliare del PD rischia di essere un boomerang, perché oltre gli attacchi dell’UDC ha generato più di un mugugno tra le fila di iscritti e dirigenti.

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