26/11/2014

Rosa Donato, eroina del Risorgimento

Durante la famosa rivoluzione siciliana del 1848 con la quale l’Isola cercò di affrancarsi dal dispotico dominio borbonico nel quadro della “primavera dei popoli”, una figura femminile si distinse nei combattimenti che avvennero nella città di Messina. Purtroppo, in pochi conoscono il suo nome ma, le sue grandi imprese durante un anno di guerriglia, la consacrarono ad eroina della città per tutti gli anni della sua vita.

Si chiamava Rosa Donato e nel settembre del 1848, pochi giorni dopo Palermo, i patrioti messinesi insorsero contro la tirannia borbonica ed organizzarono barricate nelle maggiori strade del centro cittadino. Tra questi ardimentosi, Antonio Lanzetta, descritto da La Farina come “uomo per ardire, modestia e amor di patria, degno dell’antica Roma”, riuscì a reperire un vecchio cannone, arrugginito e malfermo, ma ancora funzionante. Grazie a quel (è il caso di dirlo) residuato bellico e ad offensive rischiose ma vincenti, i patrioti riuscirono a mettere in seria difficoltà le truppe borboniche regolari, che si asserragliarono nell’inespugnabile cittadella, ultima roccaforte duosiciliana a cadere in mano savoiarda nel 1860.

Rosa Donato, compresa immediatamente l’importanza di quel vetusto pezzo d’artiglieria, si erse a guardia del corpo del Lanzetta, unico uomo del popolo a sapere maneggiare il cannone. Giacomo Crescenti, nelle Istorie messinesi, ci tramanda che “il 29 gennaio del 1848, si era essa (Rosa Donato) volontariamente aggiogata alla carettella su cui stava il cannone del Lanzetta. E tutti poterono ammirare il suo eroismo quando al Lanzetta faceva scudo del petto, perché fosse salva la vita preziosa del sol uomo che in quell’inizio sapesse maneggiare un cannone”.

Il 31 gennaio dello stesso anno, però, Lanzetta fu ferito ad un braccio nel corso di una scaramuccia con i borbonici in via Austria (attuale via I Settembre). Impossibilitato a continuare la lotta, lo stoico patriota abbandonò il mortaio, che rimase senza il suo manovratore. Dopo soli due giorni di vicinanza però, Rosa Donato aveva appreso quanto bastava per utilizzare un cannone e grazie alla sua risolutezza gli insorti messinesi poterono ancora contare sulla forza d’urto dell’artiglieria. Rosa Donato rimase in prima linea a guidare la rivoluzione peloritana fino alla caduta della città, riversando palle di cannone sulle schiere borboniche.

Caduta la città si rifugiò a Palermo ma, con la restaurazione borbonica, preferì tornare nel luogo che le aveva dato i natali. Identificata dalla polizia, Rosa Donato fu incarcerata e torturata per strapparle i nomi dei capi della ribellione ma la tenace donna si tenne fortemente i suoi segreti. Liberata dalla prigione, visse dei miseri soccorsi che le passavano i messinesi, riconoscendole il valore e l’importanza che si guadagnò in battaglia al fianco del Lanzetta, morto nel 1854. Dopo l’Unità d’Italia il Municipio si adoperò per farle avere un assegno mensile, capace di sostenerla fino alla sua morte, avvenuta nel 1867 a 61 anni.


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